Quando è utile l’indagine termografica e cosa permette di valutare

Cos’è l’indagine termografica e perché è importante

Quando si avviano lavori di edilizia, sempre più spesso si sente parlare di indagine termografica, nota anche come analisi termografica. Questo tipo di analisi, molto diffusa anche nell’industria, permette di rilevare una serie di informazioni utili a capire lo stato di un edificio ed eventualmente programmare interventi strutturali.

Ma quando è davvero utile effettuare un’indagine termografica e quali sono i dati utili che ci fornisce? Le analisi termografiche si sono diffuse perché restituiscono in poche ore un quadro dello stato di un edificio senza toccarlo: nessun saggio, nessuna demolizione, nessuna interruzione delle attività.

In questo articolo spiegheremo come funziona questa tecnologia e per quale motivo è importante utilizzarla.

Cos’è l’indagine termografica e come funziona?

L’indagine termografica è una tecnica non invasiva e non distruttiva che permette di visualizzare la distribuzione della temperatura su una superficie.

Viene eseguita tramite una termocamera, dotata di un sensore in grado di rilevare le radiazioni infrarosse, che cattura le immagini termiche.

Queste immagini vengono poi elaborate da un software che le converte in termogrammi, ovvero rappresentazioni grafiche in cui i colori caldi e freddi indicano rispettivamente le zone con temperature più alte e più basse.

Il principio su cui si fonda ogni analisi termografica è semplice: materiali diversi, o lo stesso materiale in condizioni diverse, cedono calore con velocità differenti. Un’area umida, un vuoto dietro l’intonaco o un elemento annegato nella muratura si comportano in modo diverso dal resto della superficie, e quella differenza diventa leggibile nel termogramma.

Perché la lettura sia attendibile serve però un gradiente termico tra l’elemento e ciò che lo circonda. È il motivo per cui un esame termografico su facciata si programma nelle prime ore del mattino o nelle stagioni intermedie, evitando le giornate in cui il sole ha appena colpito la parete e ha appiattito ogni contrasto.

L’indagine termografica degli edifici deve essere effettuata da un operatore termografico certificato, secondo quanto stabilito dalla normativa UNI EN ISO 9712, il quale deve utilizzare una termocamera con risoluzione non inferiore a 640×480 pixel.

Vanno infine distinte due modalità operative. Nella prova termografica passiva l’edificio viene rilevato nelle sue condizioni naturali; in quella attiva si induce una sollecitazione termica controllata, per far emergere difetti che a regime non produrrebbero un contrasto sufficiente.

Quando è utile l’indagine termografica degli edifici

Nell’ambito dell’edilizia, l’indagine termografica trova numerose applicazioni. Questa tecnica è consigliabile quando si vuole:

  • Acquistare un immobile: per valutare lo stato di conservazione dell’edificio e individuare eventuali problemi di cedimento strutturale.

  • Identificare ponti termici, ovvero zone di discontinuità termica all’interno di un edificio, attraverso cui si verificano dispersioni di calore. L’indagine termografica permette di localizzarli con precisione, consentendo di intervenire con tecniche di isolamento mirate.

  • Rilevare infiltrazioni d’acqua: l’acqua si manifesta come una zona più fredda nelle immagini termiche. In questo modo, è possibile individuare precocemente le infiltrazioni, evitando danni più gravi all’edificio.

  • Verificare l’efficienza degli impianti di riscaldamento: consente di valutare l’omogeneità della distribuzione del calore all’interno di un ambiente, evidenziando eventuali anomalie nel funzionamento dell’impianto.

  • Controllare lo stato di conservazione dei tetti e delle facciate, individuando zone umide o danneggiate, che possono essere causa di infiltrazioni o di degrado dei materiali.

  • Impostare un intervento di consolidamento: un’ispezione termografica preliminare aiuta a separare le lesioni legate a umidità e ponti termici da quelle di possibile origine strutturale, indirizzando le indagini successive verso il punto giusto.

I vantaggi dell’indagine termografica

Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, sono molti i vantaggi nell’affidarsi all’’indagine termografica. Rispetto ad altre tecniche di diagnosi, risulta più efficace in alcuni contesti perché:

  • Non è invasiva: non richiede alcun intervento sulla struttura da analizzare.

  • È rapida: l’acquisizione delle immagini termiche è immediata.

  • È precisa: permette di individuare con precisione le anomalie termiche.

  • È versatile: può essere utilizzata su qualsiasi tipo di materiale e struttura.

Come detto prima, questa tipologia di indagine deve essere effettuata da un esperto in grado di valutare e di interpretare correttamente i dati a disposizione, così da scegliere correttamente la tipologia di intervento adatta al caso specifico.

Ispezione termografica: cosa rileva davvero su un edificio

Una termocamera non «vede» le crepe né l’umidità, ma registra differenze di temperatura superficiale. Tradurle in informazioni utili è il lavoro di chi legge il termogramma, e il primo passo è sapere quali anomalie ricorrono e a cosa possono corrispondere.

Nella pratica, un’ispezione termografica su un edificio civile restituisce alcune configurazioni ricorrenti, come mostrato nella tabella qui di seguito:

Cosa emerge dal termogramma

Come si presenta

Cosa può indicare

Zona fredda a macchia irregolare

Contrasto netto, contorni sfumati

Infiltrazione in atto o umidità di risalita

Fascia fredda continua lungo pilastri e solai

Andamento regolare e geometrico

Ponte termico dell’involucro

Area calda a sviluppo lineare

Tracciato riconoscibile sulla superficie

Tubazione dell’impianto o perdita sulla rete calda

Contrasto anomalo su intonaco

Bordi definiti, forma irregolare

Distacco o vuoto dietro la finitura

Trama regolare in controfacciata

Reticolo visibile a parete fredda

Tessitura muraria o elementi strutturali nascosti

Nessuna di queste letture è una diagnosi in sé. Sono indizi che orientano le verifiche successive: una macchia fredda dice dove misurare l’umidità con un igrometro, un reticolo in controfacciata dice dove indagare la muratura, un contrasto anomalo dice dove battere l’intonaco. La diagnosi termografica vale quanto vale il piano di indagine che la accompagna.

I limiti della diagnosi termografica

Conoscere i limiti del metodo è tanto utile quanto conoscerne le applicazioni, perché evita di attribuire alla termocamera risposte che non può dare. Una volta chiarito quello che può fare, allora, vediamo insieme quello che la diagnosi termografica non può fare in alcun modo.

  • Non misura la profondità. Il termogramma restituisce ciò che accade in superficie: sotto un certo spessore, l’anomalia non genera più contrasto rilevabile.
  • Non quantifica l’umidità. Individua l’area sospetta, ma il valore va misurato con strumentazione dedicata.
  • Non dice se una lesione è attiva. Per stabilirlo serve un monitoraggio nel tempo con fessurimetri o rilievi ripetuti.
  • Non sostituisce l’indagine geotecnica. Se il sospetto riguarda un cedimento del terreno, la risposta arriva da prove in sito e analisi di laboratorio, non dalla termocamera.

Per questo l’analisi termografica rende al meglio quando è inserita in un percorso diagnostico strutturato, in cui ogni strumento risponde alla domanda per cui è stato scelto.

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Ora che sai cos’è questa tecnica e in quali casi è utile, potresti averla considerata per il tuo progetto.

Se hai bisogno di un’indagine termografica accurata e professionale, puoi contattare Konsolida, azienda specializzata in interventi in ambito edile, con grande esperienza nel settore e dotata di tecnologie all’avanguardia per garantire elevati standard di qualità sia in fase di diagnosi che di intervento.

Le analisi termografiche rientrano in un metodo diagnostico strutturato, che integra rilievi strumentali, indagini geotecniche e monitoraggio delle lesioni prima di arrivare alla proposta di intervento.

Glossario tecnico per la lettura

  • Termogramma. Immagine restituita dalla termocamera, in cui a ogni colore corrisponde un intervallo di temperatura superficiale.
  • Emissività. Attitudine di un materiale a emettere radiazione infrarossa. Va impostata correttamente sullo strumento, altrimenti le temperature lette risultano falsate.
  • Gradiente termico. Differenza di temperatura tra due ambienti o tra un elemento e ciò che lo circonda. Senza gradiente sufficiente il rilievo non produce contrasto leggibile.
  • Ponte termico. Discontinuità dell’involucro in cui il calore trova un percorso preferenziale verso l’esterno, con dispersioni e rischio di condensa superficiale.
  • Termografia attiva e passiva. Nella prima si induce una sollecitazione termica controllata sull’elemento; nella seconda si rileva l’edificio nelle sue condizioni naturali.
  • UNI EN ISO 9712. Norma che disciplina la qualificazione e la certificazione del personale addetto alle prove non distruttive, termografia compresa.

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